DUE ADDETTI ALLE PULIZIE

"Un dialogo tra Pinter e Tarantino che coniuga i punti più attuali del primo con le deviazioni di genere del secondo"

testo Chiara Arrigoni | allestimento versione studio Chiara Arrigoni, Massimo Leone, Andrea Ferrara | in preparazione un allestimento integrale a cura di Dino Lopardo | con Massimo Leone, Andrea Ferrara, (in una versione con personaggio femminile, con Chiara Arrigoni) | costumi Giuliana Musso | anno di produzione (versione studio): 2018

PREMIO SCENA&POESIA 2018 | SECONDO CLASSIFICATO

SELEZIONE IN-DIVENIRE 2018

PREMIO NAZIONALE "GIOVANI REALTÀ DEL TEATRO" 2018 | PREMIO DEL DIRETTORE

PREMIO VOCI DEL TEATRO GIOVANILE 2019 | FINALISTA (ancora in corso)

Due addetti alle pulizie stanno pulendo uno scantinato da una macchia. Sembra un lavoro come un altro, ma i due non possono raccontare a nessuno di quello che fanno e sono in disaccordo sulle complicazioni che comporta. Mentre la discussione diventa sempre più animata, e le divergenze tra i due colleghi si acuiscono, capiamo di cosa si occupano veramente: ripuliscono dal sangue i pavimenti di luoghi isolati che una misteriosa organizzazione, di cui non sanno nulla, usa per commettere omicidi. Eccoci dunque catapultati in una lugubre stanza che ricorda Il calapranzi di Pinter, di cui Due addetti alle pulizie vuole proporsi come omaggio e spin-off. La conversazione tra i due personaggi, intanto, è sempre più simile a un litigio, soprattutto quando arrivano a confrontarsi sull’unica vera domanda che entrambi si pongono ogni volta in cui devono pulire uno scantinato: sono anche io responsabile di quello che accade qui? Posso riuscire a fare la mia parte in silenzio senza coinvolgere la mia coscienza?

 Siamo in un tempo indefinito della nostra contemporaneità, in uno spazio sotterraneo ai margini dell’umanità, che potrebbe però trovarsi sotto i nostri piedi, una stanza chiusa dove il mondo esterno sembra esistere solo nelle parole dei due protagonisti. Potremmo essere nella stessa stanza de “Il Calapranzi” di Pinter, proprio dove, tra una chiacchiera e l’altra, i due assassini Ben e Gus si chiedevano chi pulisse dopo che loro avevano portato a termine il lavoro lasciandosi alle spalle un pavimento sporco di sangue. Siamo nel backstage di uno scenario criminale, ma non per questo l’atmosfera è meno crudele: non vediamo la violenza dell’omicidio, ma un retroscena dai tratti anche comici che vede come protagonisti due persone “normali”, persone come noi, che non hanno le mani direttamente sporche di sangue, ma contribuiscono al funzionamento di questo sistema e, una volta invischiate, una volta accettato il compromesso, non possono più uscirne. 

 

« L’opera è un dialogo tra Pinter e Tarantino, che coniuga abilmente i punti più attuali del primo con le deviazioni più di genere del secondo. Uno scontro perfettamente coerente tra due metà solitamente complementari, ma inconciliabili all’interno di una situazione assurda e, vista dall’interno, tragicamente senza uscita.» 

(Recensito.net)

 

« Il risultato è un riuscito esperimento formale, peraltro ricco anche sotto l'aspetto del contenuto, che riflette su un tema cardine del Novecento: quella banalità del male, che ha permesso di costruire organizzazioni capaci dei più atroci orrori, eppure perfettamente efficienti.» 

(Saltinaria.it)

 

debutto della versione studio in occasione del Festival Contaminazioni 2018, Teatro India di Roma (settembre 2018)